ARTIST STATEMENT

La mia ricerca nasce dall’interesse per ciò che accade quando l’intenzione dell’artista incontra ciò che non può essere completamente previsto o controllato. Mi interessa la tensione tra ordine e imprevedibilità, tra gesto umano e processi naturali, e il modo in cui questa relazione trasforma la materia in esperienza e memoria.

Con la serie Quadri Indeterminati ho sviluppato un procedimento nel quale rinuncio deliberatamente a una parte del controllo sull’opera. Utilizzo tessuti recuperati, già portatori di una propria storia, e li sottopongo all’azione prolungata del sottosuolo: terra, acqua, vegetazione, insetti, microrganismi e minerali intervengono sulla superficie generando alterazioni, ossidazioni, depositi e tracce che non possono essere previste né replicate.

Il dissotterramento segna un passaggio fondamentale: ciò che era un gesto di abbandono diventa un atto di osservazione e ascolto. Non parto da una superficie neutra, ma da una materia che ha già vissuto un processo. Il mio intervento pittorico si inserisce su queste tracce non per ricondurle a un ordine prestabilito, ma per interpretarle, amplificarle e metterle in relazione attraverso velature, trasparenze, segni e forme.

In questo processo il tempo non è soltanto ciò che trascorre, ma una forza che agisce e modifica: la materia diventa un luogo di sedimentazione in cui naturale, umano e accidentale si sovrappongono.

I Quadri Indeterminati riflettono anche sulla nostra condizione contemporanea, in cui la necessità di esercitare il controllo convive con l’impossibilità di governare pienamente i processi di cui facciamo parte. Accettare l’imprevedibile non significa rinunciare all’intenzione, ma riconoscere che l’opera — come la realtà — nasce dall’interazione tra ciò che scegliamo e ciò che accade.

Attraverso la pittura cerco quindi una forma di equilibrio instabile, in cui la materia conserva memoria del proprio percorso e l’opera rimane aperta, irripetibile e in continua trasformazione.